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  • Una vita al telaioD'inverno al tepore delle stalle si filava. Ogni donna aveva la propria rocca e il proprio fuso. Le filatrici si classificavano in quattro categorie: le principianti filavano il comento, le iniziate filavano la stoparina, le esperte filavano il legoro e le provette, le nonne, filavano il fiore.
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Una vita al telaio

Filatura (Filadura)

filaturaD'inverno al tepore delle stalle si filava. Ogni donna aveva la propria rocca e il proprio fuso. La rocca per il legoro e il fiore era panciuta, quella per il comento era quasi lineare. La filatrice vestiva la rocca avvolgendola di fibra pettinata, le poneva in cima il cartoccio, la bargamena, sedeva, infilava l'estremità dello stelo della rocca sotto la fettuccia del grembiale sulla sinistra facendolo passare prima per l'asola di una fettuccia ripiegata e fermata alla spalla sinistra, e' pinsir. Bagnandosi il pollice e l'indice della mano sinistra tirava un po' di fibra attorcigliandola e ricavandone un po' di filo che fissava al fuso che faceva prillare in senso orario con la mano destra. Continuava così a tirare la fibra, bagnandosi sempre le dita con la saliva o bagnando con le labbra o la lingua la fibra stessa, a far prillare il fuso e a raccogliere il filo sul fuso fino a quando questo fosse stato pieno. Le filatrici si classificavano in quattro categorie: le principianti filavano il comento, le iniziate filavano la stoparina, le esperte filavano il legoro e le provette, le nonne, filavano il fiore.

Matassatura

matassaturaIl filo dei fusi veniva raccolto in matasse tramite uno strumento chiamato naspa, naspa. Occorreva il filo di cinque fusi per fare una matassa. Le estremità dei fili si annodavano col classico nodo sull'unghia.

 

 

Imbiancatura del filato (Imbiancadura dal gavetal)

imbiancaturaNormalmente le matasse di accia erano grigie. Si provvedeva così al loro lavaggio e alla successiva imbiancatura. Si posava la mastella di legno su un treppiede pure di legno, la cavaleta. Sul foro del fondo della mastella veniva posato un frammentodi coppo per evitare la fuoriuscita troppo rapida del liquido. Sul fondo della mastella venivano adagiate le matasse di filato e sopra di esse, a coprire tutta la mastella, veniva posto un telo grossolano di canapa, e' zindron, che serviva per impedire che le matasse si sporcassero nel versare sopra di esse la bollitura, la buldura.
Contemporaneamente si faceva bollire in una caldaia, e' parol, dell'acqua; in essa veniva versata della cenere, meglio se ricavata dalla combustione di biancospino. Questa miscela, la buldura, veniva versata sopra a e' zindron che tratteneva la cenere, ma lasciava filtrare l'acqua bollente che portava con se' gli elementi detergenti della cenere e a contatto con le matasse le candeggiava. Diverse ore dopo, spesso anche il giorno dopo, si toglieva il tappo dell'uzzo della mastella lasciando fluire e scolare il ranno, e' ran, in una catinella posta sotto. Con questo liquido si lavavano indumenti e, allungato con acqua, serviva anche come shampoo per i capelli. Si toglieva e' zindron e la cenere si buttava via. Le matasse venivano risciacquate in acqua fredda. Se il filato risultava candido l'operazione era terminata. Normalmente però l'operazione della bollitura doveva essere ripetuta più volte, anche quattro o cinque volte, prima di conseguire il risultato desiderato.

Asciugatura delle matasse (Sugadura dal gavetal)

asciugaturaLe matasse venivano infilate in canne sistemate sulle spalliere di due sedie e lasciate all'aperto, al sole ad asciugare.

 

 


Dipanatura (Dvanadura) e accannellatura (Fer i canel)

dipanaturaLe matasse venivano poste sull'arcolaio, e' dvanadur, e il filato veniva raccolto in gomitoli, oppure trasferito direttamente sui tubi di canna, i canò, o su tubi di canna più piccoli, i canlì. Ultimamente per questi ultimi si impiegavano delle vecchie carte da gioco. I canò servivano per l'orditura, i canlì venivano inseriti nella spola del telaio per la tessitura. Lo strumento per questa operazione era l'accannellatore, detto anche mulnel o rodal.

Orditura (Urdidura)

ordituraLa tela è un intreccio di fili posti in senso longitudinale e trasversale rispetto al telaio. L'orditura è quella operazione che prepara la composizione longitudinale dei fili, l'urdì.
Consisteva nello stendere una serie di fili su una intelaiatura chiamata orditoio, urdidur, formata da due longheroni verticali muniti di una serie di piuoli e collegati da due traversoni orizzontali. Su quello superiore era fissata una forcella di legno, la furcazola, dove l'orditrice, l'urdidora, doveva incrociare i fili ad ogni passaggio in andata e ritorno facendo la cosidetta croce. Un altro passaggio delicato era nell'esecuzione del piede dell'ordito, quando raggiunto l'ultimo piuolo si ripartiva per tornare al punto iniziale dell'orditura. L'orditrice teneva in una mano la paletta di legno forata, la spadarola, e con l'altra mano guidava il fascio dei fili che erano prelevati da cannelli grandi infilati in ferri fissati verticalmente su un'asse, l'esa d'l'urdidura. Occorrevano numerose ore di lavoro per completare l'orditura e qualunque errore in questa fase comprometteva il prodotto finale.

Tessitura

tessitura1L'ordito veniva poi trasferito sul subbio, e' sobi, del telaio, i tlir, iniziando dal piede dell'ordito. Occorrevano quattro persone: due avevano l'incarico di far ruotare il subbio posteriore con due leve, con l'avvertenzadi tirare sempre con la stessa forza; una teneva in tensione l'ordito mentre questo veniva avvolto sul subbio e la quarta persona, la tessitrice, la tsira, guidava l'ordito sul subbio usando un'intelaiatura a piuolini chiamato rastrello, e' rastèl. Nei due occhielli derivanti dall'incrocio dei fili realizzato sulla forcella dell'orditoio venivano inserite due canne. Questo permetteva di dividere i fili alternativamente in filo pari e filo dispari. Dopo i fili venivano fatti passare attraverso gli occhielli dei licci, i lez, detti anche licciature, al lizadur, e attraverso i denti del pettine, e' petan, annodandoli poi a gruppi fra loro.

tessitura2Una volta sistemato il pettine nell'alloggiamento della cassa battente, la casa, i fili divisi in piccoli mazzetti dovevano essere agganciati tutti con la stessa tensione ad una striscia di tela collegata al subbio anteriore, l'inviadura. Poi si collegavano i licci con la pedaliera, al chelcul, tramite ribusti cordoni controllando sempre che vi fosse la giusta tensione fra essi. A questo punto la tessitrice sedeva sull'apposita asse con le spalle al muro ed era pronta a far scorrere a destra e a sinistra la spola, spola, contenente il cannellino, e' canlì, avvolto di filo di accia o di cotone. La spola veniva spinta nel passaggio, o passo, creato fra la cassa battente e la tela già fatta e avvolta nel subbio.

tessitura3Il passaggio della spola fra i fili dell'ordito era reso possibile dall'azione verticale dei licci, manovrati a loro volta dall'azione dei piedi sulle calcole. Tramite i licci e le calcole collegate, una volta si alzavano i fili pari e una volta quelli dispari. Il filo depositato dalla spola veniva battuto con la cassa energicamente e, a mano a mano che il lavoro procedeva, la tela veniva raccolta sul subbio anteriore dal quale veniva srotolata a lavoro ultimato. Affinché la tela rimanesse ben stesa davanti alla cassa battente veniva utilizzato un tempiale, tincel.

Imbiancatura finale

imbiancatura finTerminata la tessitura la tela veniva imbiancata e stesa al sole sull'erba del campo e raccolta dopo la caduta della rugiada perché si riteneva che questa fosse un elemento candeggiante.

 
ult1Quando il tessuto risultava ben asciutto veniva arrotolato in grossi rotoli, i tursel, e da qui si ricavavano poi biancheria per corredo oppure oggetti di uso quotidiano.