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Gli usi della Canapa

Capitolo 9
"Gli usi della canapa"

Ranallì P.


Il genere umano ha nutrito attrattive verso questa pianta per le molteplici utilizzazioni a cui si presta: fibra, olio e droga. Non è facile dire con certezza quali di questi prodotti siano stati utilizzati per prima: in Europa, in Asia del Nord e ad Est, le colture sono state utilizzate principalmente per la produzione di fibra destinata ad usi tessili e di seme per l'alimentazione umana. In Sud-Est asiatico e in Africa, invece, la canapa è stata utilizzata primariamente per la produzione di droga e se secondariamente per la produzione di fibra e  di seme.

Possibili utilizzazioni della canapa

La canapa ha un campo vastissimo di possibili utilizzazioni (più di 50.000 usi) e può essere considerata una risorsa naturale di grande versatilità. Essa può essere usata per le seguenti finalità:

- Produttrice primaria di fibra, naturale

L'ultimo utilizzo della canapa che molti ricordano è quello di pianta produttrice di fibra: come tale ha sempre avuto, in tutti i tempi e in quasi tutte le culture del mondo, il posto di eccellenza.
La produzione di fibra e il suo controllo hanno sempre giocato un ruolo di primaria importanza nell'economia di molti paesi.
La fibra era: la migliore per ogni tipo di corda, dallo spago alle go mene per navi, e la più usata per tessuti (erano di canapa le lenzuola, le tovaglie, le tende, i tappeti, gran parte dei vestiti, le borse, i sacchi, i tubi flessibili, le tele per dipingere, i teloni, le vele delle navi, ecc): si ritiene che il primo tessuto conosciuto sia stato fabbricato con canapa risalga all'ottavo millennio (8000-7000 a.C). I tessuti (per impieghi a contatto con la pelle dell'uomo) hanno il vantaggio di una buona proprietà assorbente dell'umidità, nonché quella di permettere una migliore traspirazione e di creare meno frequenti fenomeni di allergia. Il 90% di tutte le vele delle navi (dai fenici fino all'avvento delle navi a vapore) erano fatte di canapa. Questa era, inoltre, un prezioso sigillante a tenuta d'acqua (per il fasciame delle imbarcazioni, per i raccordi delle tubature, ecc.) e per la base per la miglior carta filigranata per banconote, come carta per archivi, atti ufficiali, Bibbie, ecc.

- Produttrice di cibo (per consumo umano e animale)

Il seme di canapa può essere utilizzato come nutrimento dall'uomo (ci sono molte ricette sull'uso alimentare del seme) oppure per l'estrazione dell'olio. L'utilizzo dei semi di canapa come cibo è stato importante nella storia, specialmente presso le popolazioni vissute in a ree di agricoltura marginale. Gli Australiani sopravvissero nel XIX se colo a due prolungate carestie, cibandosi esclusivamente di semi di canapa per proteine e foglie di canapa come crusca. Di fatto, i semi di canapa contengono il 24% di proteine, per cui una manciata di semi può fornire il minimo nutrimento quotidiano richiesto da un adulto (nel regno vegetale, essi sono secondi solo ai semi dì soia per il con tenuto totale di proteine, ma, a differenza della soia, le proteine di canapa comprendono tutti i principali aminoacidi, presenti in quantità corrispondenti alle esigenze di una dieta bilanciata). Inoltre, i semi di canapa contengono anche il 30%) circa di olio (alcune varietà selezionate possono contenerne fino al 40%): questo olio è il più insaturo di tutti gli olii vegetali conosciuti, essendo costituito dall'81% di acidi grassi polinsaturi (in particolare, acido linolenico e acido linoleico).Inoltre, esso può essere utilizzato a scopo terapeutico per correggere le deficienze in acidi grassi essenziali: molte malattie degenerative attual­mente diffuse sono dovute alla mancanza di acidi grassi nelle diete moderne, concepite tutte in modo scriteriato per soddisfare l'illusione delle moderne generazioni di non accumulare grassi e perseguire il mito del corpo snello. Peraltro, questi acidi grassi, oltre ad essere precursori di molecole importanti (es. le prostaglandine, necessarie al sistema immunitario), permettono l'assimilazione delle vitamine A, D, E, K, solubili nei grassi. Infine, i semi tal quali sono utilizzati per l'alimentazione dei volatili, oppure, dopo che ne è stato estratto l'olio, come panelli per l'alimentazione del bestiame.

- Produttrice di solventi e olii combustibili

Un tempo l'industria usava l'olio di semi di canapa per fare vernici, tinte, saponi, olio per cucinare, come lubrificante per strumenti di pressione e per motori di aerei, per lacche, smalti, vernici impermeabili, ecc: nel 1935 negli USA furono usate 58.000 tonnellate di semi di canapa solo per tinte e vernici. Fino al 1800 l'olio di semi di canapa era stato il più consumato per l'illuminazione in America e nel mondo. Da al­tra fino al 1870 divenne il secondo, sorpassato solo dall'olio di balena.

- Produttrice di medicinali

La canapa ha dimostrato di possedere azione terapeutica contro la maggior parte delle malattie dell'uomo. E' stata usata in medicina per millenni e fino al 1920-1930 è stata forse uno dei medicinali più usati. Si riteneva che la canapa potesse servire a combattere malattie come: asma, artriti e artrosi, glaucoma, tumori, nausea, epilessia, reumatismi, sclerosi multipla, paraplegia e quadriplegia, dolori articolari, spasmi muscolari, dolori mestruali ed enfisema polmonare. Più recentemente, derivati dei cannabinoidi, in particolare del T-HC, sono stati impiegati come fattori antianoressici in soggetti affetti da AIDS e da forme tumorali, aumentando significativamente l'appetito e l'assunzione di cibi dei aggetti trattati.E' noto, infatti, che tali patologie provocano inappetenza e dimagrimento progressivo delle persone che ne sono portatrici.

- Miglioratrice della fertilità del terreno

La canapa è coltura nettamente miglioratrice e può essere seguita a qualsiasi coltura depauperante, soprattutto dal frumento. Le sue ra­tei profonde migliorano la struttura del terreno, mentre la parte aerea affoca le infestanti, ripulisce il terreno dalle erbacce e impedisce l’azi­one costipante della pioggia sul suolo.

- Produttrice di cellulosa

Nel mondo occidentale, dai tempi di Colombo fino ai primi del 900, le carte delle navi, le mappe, i diari e le Bibbie erano fatte di carta contenente fibra di canapa, mentre i cinesi ne hanno fatto uso dal primo secolo dopo Cristo.
La carta di canapa dura da 50 a 100 volte più a lungo che la maggior parte delle preparazioni di papiro ed era cento volte più facile e meno cara da realizzare.
I prodotti usati per fare la carta erano vele e corde in disuso venduti come ciarpame, vestiti, coperte, tendaggi, tele dismesse e vendute a straccivendoli, composti principalmente di canapa e talvolta di lino.
I più vecchi documenti in carta conosciuti sono testi buddisti del primo secolo a.C, fatti di una mistura di cortecce e stracci vecchi, principalmente canapa. Il più vecchio libro stampato conosciuto, il Cinese "Dharan" (770 d.C), è composto per il 100% di canapa.
Questo tipo di carta è l'ideale per conservare documenti, può durare indefinitamente, secoli e anche millenni, mentre la carta fatta con la polpa di legno ha una durata media di 25-80 anni.
Oggi il 93% della carta di tutto il mondo è ricavato dal legno degli alberi, il quale deve subire trattamenti chimici tossici: la discarica nelle nostre acque di metalli pesanti e tossine, come acido solforico e diossina (da lavaggi di cloro) da parte dell'industria della carta, può essere ri­dotta dal 60 all'80%) scegliendo in alternativa la polpa di canapa, per la quale si possono usare ossigeno o perossido di idrogeno) (acqua ossi­genata).
La canapa è considerata un materiale pratico, economico, poco sensibile al fuoco, con eccellenti qualità come isolante termico e acusti­co; può servire per costruire pannelli idonei a sostituire muri a secco e compensato. E' stata dimostrata la superiore forza, flessibilità ed. econo­mia dei materiali da costruzione composti di canapa, comparati a quelli di fibra di legno, anche in caso di travi.
"Isochanvre", un materiale da costruzione riscoperto in Francia, fat­to con steli della canapa ridotti in frammenti e mischiati con calce, può durare per secoli: alcuni archeologi hanno scoperto un ponte nel siici della Francia, risalente al periodo Merovingio (500-751 cl.C.), costruito con questo materiale.

- Produttrice di energia

Biomassa è il termine usato per indicare ogni materiale prodotto biologicamente. La canapa, considerata su scala mondiale, è un grande produttore di biomassa.
La biomassa può essere trasformata in metano, metanolo o benzina con un costo notevolmente inferiore al petrolio, carbone fossile o ener­gia nucleare, specialmente se vengono inclusi costi ambientali. La pro­mozione del suo utilizzo potrebbe, inoltre, porre fine alle piogge acide, allo smog a base di zolfo e contenere "l'effetto serra" sul nostro pianeta.
Tale progetto potrebbe essere realizzato se la canapa fosse coltiva­ta per biomassa e poi convertita attraverso pirolisi (trasformazione in carbone, in assenza di ossigeno) o trasformata biochimicamente in combustibili per rimpiazzare quelli fossili. La conversione della biomas­sa attraverso pirolisi produce, infatti, carbone vegetale, il quale brucia in modo "pulito", cioè non emettendo zolfo; lo zolfo emesso dalle ci­miniere a carbone fossile, invece, è il principale responsabile delle piogge acide.
In generale, la produzione agraria utilizza solo parzialmente la biomassa prodotta dalle piante: il noto harvest index infatti dimostra che circa la metà della biomassa prodotta va a costituire residuo sotto forma di paglie, stocchi, etc. Tale materiale non utilizzato razionalmente, dal punto di vista energetico, costituisce uno sperpero di dimensioni quasi inimmaginabili: il nostro Paese potrebbe utilizzare non meno di 10 mi­lioni di tonnellate all'anno di paglia e stocchi.

 

Demolizione della biomassa: aspetti particolari

I residui lignocellulosi, insolubili in acqua, sono principalmente pa­reti cellulari e sono costituiti da lignine, cellulose ed emicellulose. Le pareti cellulari devono essere, quindi, prima solubilizzate per poter es­sere poi metabolizzate come substrati e quindi trasformate in materie prime secondarie (Giovannozzi - Sermanni, 1997).

Gli studi sulla metabolizzazione della cellulosa sono ben sviluppa­ti da molti anni: la demolizione della cellulosa avviene con una azione a cascata fra cellulasi con caratteristiche diverse. Le emicellulose sono molecole più complesse dalla cui idrolisi si ottengono diversi zuccheri, principalmente pentosi e le pectine (polimeri dell'acido galatturonico). Per la idrolisi delle emicellulose sono necessari numerosi enzimi e i sin­goli componenti ottenuti dalla decomposizione di tali molecole sono u-tilizzati da una gran varietà di microrganismi ma più limitatamente ri­spetto al glucosio proveniente dalla cellulosa. Infine, la lignina, macro­molecola dalla struttura e composizione variabili, è costituita da composti posti aromatici che vengono sottoposti a meccanismi degradativi in par­te enzimatici ed in parte radicalici. Gli enzimi coinvolti sono ossidasi, perossidasi, ossigenasi e cellobioso. Quindi la degradazione delle pare­ti cellulari avviene per meccanismi idrolitici ed ossidoriduttivi, con l'utilizzazione di ossigeno: l'efficienza dei processi degradativi viene anche espressa come efficienza di trasferimento dell'ossigeno. Da ciò risulta che le trasformazioni di tali materiali appartengono alla categoria delle bioconversioni solid-state che sono destinate a subire sempre più una razionalizzazione tecnologica. In natura esistono oltre 2000 specie fun­gine in grado di degradare i materiali lignocellulosici tra cui le più inte­ressanti sembrano essere Agaricus, Aspergillus, Auricularia, Fusarium, Pleurotus, Trichoderma, ecc. Per le applicazioni industriali, la parte im­piantistica riveste un ruolo fondamentale in quanto il substrato, essen­do insolubile in acqua, richiede particolari tecnologie che vanno sotto il nome di bioconversioni in fase solida.
I maggiori problemi legati a queste biotrasformazioni, al fine di un'applicazione industriale, sono di tipo biologico e tecnologico e possono essere elencati qui di seguito: identificazione ed isolamento di or­ganismi (miceti) con elevate attività solubilizzanti le pareti cellulari dei tessuti vegetali; uniformità di degradazione delle biomasse; velocità di trasformazione; riproducibilità dei risultati; efficienza della degradazio­ne; assenza di microrganismi inquinanti che possono modificare radicalmente l'andamento del processo.
Per soddisfare detti aspetti è necessario disporre i idonei bioreat­tori per ottimizzare le condizioni di demolizione.
Prendendo in considerazione i residui dei cereali (paglie e stocchi), si possono identificare alcune utilizzazioni quali produzione di mangi­mi, produzione di enzimi per l'industria alimentare e per processi di bioremediation, produzione di paste cellulosiche, compostaggio, disinquinamento di reflui contenenti composti aromatici.
A fini mangimistici, dalla paglia di grano, per esempio, si può otte­nere una biomassa che, per le sue caratteristiche, può essere aggiunta ai mangimi per le varie specie in allevamento nelle proporzioni se­guenti: conigli fino al 12%; vacche da latte fino al 18%; vacche da carne fino al, 24%; ovini e caprini fine) al 28%.
Prove di alimentazione su ovini e vitelli per la durata dei loro ciclo di allevamento hanno dimostrato la totale accettabilità del mangime e la completa assenza, accertate mediante analisi anatomo patologiche, di danni di qualunque tipo a carico degli organi targets
Anche nel compostaggio tali bioconversioni pilotate permettono di ottenere la umificazione in tempi brevi, inferiore al mese, con caratteristiche migliori, come è stato accertato per ì residui di frantoio.

 

Pianta sacra in molte culture

II mito della canapa e il suo consumo sono aspetti fondamentali in molte delle più grandi religioni del mondo (Casalone, 1995). Per esempio:

- SCINTOISMO (Giappone): la canapa era usata per legare gli spo si, per scacciare gli spiriti maligni e si pensava creasse riso e felicità nel matrimonio;

- INDUISMO (India): la ganja (canapa in sanscrito) è un regalo degli Dei che riduce le febbri, cura l'insonnia, riduce la dissenteria, stimo la l'appetito, aumenta la capacità di giudizio rendenedo la mente più ra pida, cura molte malattie mentali ed è un aiuto per prolungare la vita. Pur essenelo stata proibita negli ultimi anni, in India è in genere tollera­to il suo uso sacramentale;

- BUDDISMO: i buddisti hanno usato canapa ritualmente dal V se­colo a.C. Riti  di iniziazione e esperienze mistiche erano - e sono - co­muni in molte sette Buddiste Cinesi.   Alcuni buddisti tibetani e Lama (sacerdoti) considerano la canapa la loro pianta più sacra.  Molte tradi­zioni , scritti e credenze buddiste indicano che "Siddartha" (il Budda sto­rico) usò e mangiò nient'altro che canapa e i suoi semi per sei anni pri­ma di annunciare (scoprire) al mondo le sue verità e diventare Budda;

- ZOROASTRIAN: veneravano l'intera pianta, considerata il sacra­mento religioso principale della loro classe sacerdotale e la loro più im­portante medicina (p. es. in ostetricia, in riti con l'incenso, oli per bat­tezzare ), nonché il più importante olio da illuminazione e combustibi­le nel loro mondo secolare;

- ESSENI (antica setta Israelita eli integralisti Ebraici, circa 200 a.C-73 d.C): usavano canapa come medicinale;

- SUFI ISLAMICI (Medio Oriente): sono sacerdoti Musulmani "misti­ci" che hanno preso, usate) e lodate) la canapa per rivelazioni divine, in­tuizioni e unità con la Divinità, almeno negli ultimi 1.000 anni.

- CRISTIANI COPTI (Egitto/Etiopia): alcune sette ritengono che la "sacra erba verde del campo" nominata nella Bibbia ( Ezechiele 34:29)
e che gli incensi segreti della Bibbia, gli incensi dolci e gli oli siano di canapa;

- PIGMEI, ZULÙ e OTTENTOTTI: trovano la canapa un medicamento indispensabile per crampi, epilessia e gotta, e inoltre la usano per un sacramento religioso.

 

Bibliografia citata

-  Casalone R, 1995 - Canapa: benefici, potenziale economico,

-  proi­bizione - Ed. Cox 18, Milano 96pp.

-  Giovannozzi Sermanni G., 1997 - I residui lignocellulosici come
sorgente di "materie prime" seconde per l'industria - Agricoltura, 280,
53-56.

Tratto dal libro Canapa: "Il ritorno di una cultura prestigiosa"
Di Paolo Ranaldi  e Bruno Casarini Edizioni AVENUE MEDIA (BO)