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25 Marzo: e de dla Madona di garzon

(da "Dri l'irola", n.3)

 

Il 25 marzo, la Madona di garzòn, era un'occasione di festa a San Pancrazio.
Nel periodo fra le due guerre mondiali, i ragazzi del bracciantato del paese che avevano finito gli studi (così si diceva allora dopo il conseguimento dell'attestato di terza elementare) andavano quasi tutti a fare i garzoni. Il padre accompagnava il figlio presso la casa del contadino col quale era stato fatto il contratto e per fargli capire  che doveva dare retta, che doveva ubbidire, quando lasciava il figlio per tornarsene a casa diceva a voce alta: "se un fa ben dasii dla broca!".
Se i ragazzi nelle case coloniche avevano perso la libertà di giocare, in compenso avevano trovato una tavola quasi sempre imbandita perché i contadini non avevano molta moneta, ma non pativano di certo nel mangiare. Salvo qualche eccezione i ragazzi venivano trattati bene per evitare che parlassero male dei loro padroni, facendoli sfigurare agli occhi della gente.
Da tempo fare il garzone era diventato un mestiere. Alla fine della prima guerra mondiale però cominciò a svilupparsi l'edilizia e poi la meccanica. Questi nuovi lavori assorbirono quasi tutta la manodopera locale e il mestiere di garzone venne lasciato alle persone che scendevano dalla montagna del forlivese, del cesenate e del riminese, dalla Carpegna e da San Marino. Ne giunsero talmente tanti che San Pancrazio divenne un importante centro di smistamento per questo tipo di manodopera. L'iniziativa fu di due garzoni: Bineli, che per più di quarant'anni fu il garzone di Rota e Vitouri, che dopo il ritorno dalla guerra rimase a lavorare da Rota fino agli anni quaranta. Frazchì d'Rota, Francesco Sbaraglia, era un uomo molto stimato ed era l'azdor di una famiglia famosa da sempre per l'ospitalità al viandante forestiero. Per questo motivo divenne presto la base di smistamento di tutti i garzoni che scendevano a valle e tutti i capoccia andavano lì a contrattare.
Il giorno della Madonna dei garzoni si organizzava una festa nell' Osteria de' Mat al pomeriggio si ballava al suono dell'organino e della fisarmonica. I suonatori erano Nando (il nonno del Dottor Evo Stanghellini), Angiulet d'Bazela e e' Gadg de Pastor, che veniva da Roncalceci.
Alla sera una grande braciolata e vino a volontà per tutti.
Il primo acquisto del garzone, dopo qualche anno di permanenza presso il contadino, dopo aver imparato ad andare in bicicletta e aver racimolato qualche soldo, era la bicicletta. Si comprava da Tugnazì, Antonio Fabbri, il meccanico di San Pancrazio, che era il concessionario per la provincia di Ravenna della ditta Faggi. Faggi era anch'egli di origine sanpancraziana e aveva aperto una fabbrica di biciclette a Milano: han sempre detto che aveva 500 operai quando la Fiat ne aveva 5.000.
Tugnazì aveva un grande assortimento di biciclette; ne aveva di tre tipi: la lusso, la turismo e quella da corsa. Erano biciclette solide e costavano meno di quelle delle grandi marche. I garzoni venivano a comprarla da tutta la provincia e fra il '28 e il '40, nel giorno della Madonna dei garzoni, si dice si siano vendute fino a 30 biciclette. Tanti avevano i soldi, molti venivano con i padroni per garanzia e, per alcuni, era sempre Frazchì d'Rota il garante.